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Questo spazio è stato pensato per tutti i partecipanti al corso di Museografia e Allestimento, tenuto dal Professor Carlos Basualdo alla Facoltà di Design e Arti, presso lo IUAV di Venezia.

mercoledì 13 giugno 2007

Lezione del 12 Giugno

Vorrei tentare di fare un piccolo sunto della lezione di oggi, così per chi non c'era o per chi ha ancora qualche domanda in sospeso.

Prima di inoltrarci nella Collection Analysis abbiamo parlato di vari argomenti.
Per la prossima settimana dovremo leggere i testi che fanno parte del Syllabus alla fine del capitolo 5, il 6 e il 7.

Giovedì ci sarà l'incontro con Orietta Lanzarini sugli allestimenti di Carlo Scarpa.
Allestire non può essere mai un atteggiamento neutrale e nel coinvolgimento dei significati che si apportano qualche cosa rimane di tacito, di non-detto. Dunque sarà veramente interessante vedere come l'apporto di un architetto, un lavoro volto molto spesso al materico.

Carlos Basualdo ci ha parlato della relazione che intercorre tra strategia e tattica. Se per strategia pensiamo alla storia delle esposizioni, per la tattica dobbiamo coinvolgere l'allestimento. Non dobbiamo credere che i due aspetti siano così distanti, anzi, sfruttare a nostro favore la tattica per sviluppare la strategia.

Dopo due incontri con due grandi curatori, Luca Massimo Barbero e Okuwi Enwezor, avremo il 3 luglio l'opportunità di sapere di più anche della figura del collezionista. In base a tutte le discussioni proposte dal Professore riguardo all'autonomia, al valore di mercato e di scambio risulterà opportuno rivisitare la presa di posizione nei confronti del collezionista attraverso la sua complessità, non più negativa.

Cercherò di trovare i testi in brevissimo tempo editi nel
Catalogo della Biennale di Siviglia


















e di Documenta 11 di Okuwi Enwezor, in versione preliminare rispetto alla presentazione di lunedì pomeriggio.
Un altro testo contenuto nel catalogo di Documenta che vedrò di procurarvi sarà quello di Carlos Basualdo: il white cube in relazione alla Biennale.

Molte volte assistiamo a delle pieghe nei sistemi di forze, che non cancellano il loro potere, ma che lo tengono sotteso.



Parleremo della figura del curatore indipendente, non solo nella positività che lo caratterizza. Dovremo valutare gli aspetti pratici con cui ciascun curatore deve scontrarsi. Egli viaggia dove può, viaggia come può.
Ma come ricollegare questa riflessione dell'altra faccia della medaglia ai discorsi che sono stati già affrontati?
L'incontro con Okuwi Enwezor ci ha permesso di riflettere molto sul concetto di esclusione, una vera figura della modernità. Come nasce l'esclusione?
La governabilità lascia senza diritti alcuni individui, caratterizzati essenzialmente da un destino comune. Nei Paesi sviluppati quelle Organizzazioni che si occupano dei Diritti Umani sono in pericolo. Per mantenere un tenore di vita acquisito è necessaria la presenza di una classe di lavoratori che vengono strumentalizzati. Non posseggono diritti di appartenenza, non votano, non possono usufruire a pieno dei servizi per la società. Mai come prima abbiamo visione di questa situazione peraltro mai così diffusa a macchia d'olio... la globalizzazione ha reso più visibilità anche per quanto riguarda questi aspetti.
Non parliamo soltanto di Europa o degli Stati Uniti, questo humus si può palpare ovunque nei Paesi in via di sviluppo.
Si può dunque ricostruire un identikit di una figura ben delineata a partire da quello che non possiede. Le figure che non appartengono non finiscono mai di non appartenere...

anche il curatore indipendente può essere letto come un escluso, escluso dal Museo e dalla protezione istituzionale, da un sistema di sostegno.
Gli anni '90 sono stati caratterizzati da una grande mobilità e il curatore indipendente è un cardine dell'immaterialità. Egli è una personalità flessibile e riveste un ruolo basilare del mondo dello "spettacolo".
Dobbiamo pensare alla molecolarizzazione dell'esclusione come sintomo di immanenza...la troviamo ovunque e sotto varie forme.

forma come politica e politica come forma...

Okuwi Enwezor ci ha fatto vedere come siano relazionate le sue riflessioni, in continuo progresso e discussione, rispetto ad una certa produzione artistica.
Per procedere potremmo anche dire che la stessa scelta, inclusione a far parte di una mostra è anch'essa una forma di esclusione per altri artisti...
ma vediamo alcuni esempi di come gli artisti hanno lavorato su questo concetto:
(trovate un elenco dettagliato qui delle opere e degli artisti partecipanti, intanto io vi inserisco qualcosa di cui si è parlato a lezione...)

Liz Larner:










Liz Larner, Reflector Wizards, 1992, mirrors, Aluminium, steel and leather, Photo: Norbert Artner | re: Liz Larner, Cain Perspective.

L'opera di Andreas Slominski era una riflessione sul concetto e sulla "consistenza" della griglia come spazio isotopico.
E' uno spazio che ci fa pensare ad un'ambientazione carceraria. Griglia e confinamento. Griglia e trappola...



















Senza titolo (Massenfang), 2001
Holz, Metall, verschiedenen Materialien













Dog Trap, 1999
Metal, madera
104,8 x 312 x 151,8 cm

adesso il computer non riesce più a caricare immagini...
vista l'ora ci vediamo domani con la conclusione di questo post!
buonanotte a tutti

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