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Questo spazio è stato pensato per tutti i partecipanti al corso di Museografia e Allestimento, tenuto dal Professor Carlos Basualdo alla Facoltà di Design e Arti, presso lo IUAV di Venezia.

giovedì 14 giugno 2007

Orietta Lanzarini. Carlo Scarpa e le arti. Allestimenti per la Biennale di Venezia.














Ieri c'è stato questo bellissimo intervento di Orietta Lanzarini sugli allestimenti per La Biennale di Venezia di Carlo Scarpa.

Mi permetto di fare una piccola presentazione per
Orietta Lanzarini, Ricercatrice in Storia dell'Architettura presso il corso di laurea in Scienze dell’Architettura della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Udine, è autrice del volume: Carlo Scarpa. L’architetto e le arti. Gli anni della Biennale 1948-1972, Venezia, Marsilio Editori, 2003 - parte della propria tesi di dottorato in Storia dell’Architettura discussa all'Università IUAV nel 2002 - e di numerosi contributi sull'opera scarpiana. Ha collaborato, inoltre, ad alcune mostre dedicate all'architetto veneziano (Cisa, Vicenza e Museo di Castelvecchio, Verona 2000; 8.Biennale di Architettura, Venezia 2002; Centro Nazionale per le Arti Contemporanee, Roma 2002-2003; Darc-Museo Andersen, Roma 2006). Si è occupata lungamente di disegno architettonico, sia moderno che contemporaneo, e attualmente conduce uno studio sui manoscritti di disegni di architettura dall'Antico nel XVI secolo; di prossima pubblicazione l'analisi del codice Destailleur B al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Potete trovare presso il sito della Fondazione Querini Stampalia una stringata biografia di Carlo Scarpa. Di seguito scriverò quanto detto da Orietta Lanzarini durante la conferenza.


Carlo Scarpa ebbe un lunghissimo rapporto di collaborazione con la Biennale, nel periodo compreso tra il 1948 e il 1972. Importantissimo è un documentario, realizzato dalla RAI proprio nell'ultima edizione della Biennale a cui Scarpa lavora.

Mai laureato in Architettura, Facoltà aperta solo nel 1926, fu professore di Disegno Architettonico, di formazione accademica. Dal 1933 insegnò presso la Facoltà di Architettura di Venezia. Conobbe e collaborò con Franco Albini e Ignazio Gardella...


Franco Albini



Ignazio Gardella












Ebbe un precocissimo rapporto con le Arti Visive e naturalmente ebbe l'occasione di incontrare e lavorare direttamente con gli artisti. Dal 1925 al 1931 lavorò per Giacomo Cappellin:
"Giacomo Cappellin (1887 - 1968) era un commerciante d'antiquariato veneziano. Nel 1921 entrò in società Ebbe nel 1921 con Paolo Venini avvocato di Milano e assieme fondarono la MVM Cappellin & C. portando la produzione del vetro a Murano. La società venne sciolta nel 1925. Cappellin e Vittorio Zecchin (altro maestro del vetro) continuarono l'attività producendo vetro di alta qualità. " ... mentre dal 1932 al 1937 lavorò anche qui come responsabile per la Ditta di Paolo Venini.

Il lavoro che condusse con il materiale quale il vetro fu di intensa innovazione, per quanto riguardò forme e tecniche.

Il tessuto di conoscenze con gli artisti fu particolarmente ricco durante tre esposizioni per le quali venne chiamato a collaborare: nel 1927 alla Prima Mostra Internazionale di Monza, alla successiva edizione del 1930...













e anche alla VI edizione della Triennale di Milano, continuazione dell'appuntamento monzese:











Nel 1937 presso la Loggetta del Sansovino fece un allestimento all'Oreficeria Veneziana di cui vediamo la fotografia sottostante. In quest'occasione entrò in contatto col gallerista Carlo Cardazzo, per cui curerà allestimenti negli anni successivi.












Dobbiamo sempre ricordare che proprio pensando al rapporto strettissimo con le Arti Visive, Carlo Scarpa non nacque in quanto architetto. Il suo primo impegno lavorativo riguardò ricuramente l'allestimento, una predisposizione naturale nella quale il concetto basilare si potrebbe riassumere come posizionamento di un "oggetto" all'interno di un sistema spaziale, uno spazio propriamente architettonico.



Uno dei tratti molto personali fu quello dell'uso del velario, adattato in diverse situazioni a completare e conivolgere questo spazio architettonico in completa armonia.

Dunque abbiamo visto come la prima edizione della quale si occupò fu quella del 1942 dove strinse amicizie con Ferruccio Asta, antiquario e Edoardo Persico, direttore di Casabella, rivista in cui fu pubblicato il lavoro di allestimento di Scarpa. Qui conobbe anche il pittore Mario De Luigi con il quale strinse un sodalizio importante.





Edoardo Persico, Casabella (nel link trovate delle immagini che si riferiscono al periodo di cui stiamo parlando)



Nel 1928 conobbe Carlo Carrà con cui si consolidò l'amicizia nel 1948 in occasione della prima edizione della Biennale dopo la sospensione bellica durata ben 6 anni. Carrà dedicò un libro al suo amico Carlo Scarpa.

Negli anni di massimo trionfo della retorica fascista, fu veramente interesante godere della leggerezza intrapresa nell'allestimento di una scultura di Arturo Martini, "Donna che nuota sott'acqua". Una semplicità che sfondò l'abitudine al piedistallo, creando una struttura di sostegno esile che faceva risaltare la scultura. Un vero e proprio piano nello spazio.










Arturo Martini, Donna che nuota sott'acqua.

Casorati fu invitato a far parte della Commissione per le Arti Figurative insieme a Nino Barbantini, Carlo Carrà, Roberto Longhi, Marino, Marini, Rodolfo Pallucchini, Carlo Ludovico Ragghianti, Pio Semeghini, Lionello Venturi e Giorgio Morandi.



Cito da questo sito alcune informazioni scritte in un articolo di Claudia Gian Ferrari su questa edizione della Biennale...
"Oltre alla mostra dell'Impressionismo e a quella dedicata alla Metafisica, quest'anno
vengono organizzate, per quanto concerne le nuove proposte, la mostra "Il Fronte nuovo
delle arti", che presenta il gruppo sostenuto da Lionello Venturi, e la Collezione Peggy Guggenheim, ricca di ben 136 opere di 73 artisti internazionali."


Nel 1945 acquisì un altro importante incarico veneziano: la sistemazione delle Gallerie dell’Accademia, che inizia in questo anno, ma si protrasse a lungo. Questo fu il primo allestimento museale moderno in Italia.

Conobbe anche Joseph Hoffmann,
che progettò nel 1934 il Padiglione austriaco della Biennale di Venezia, struttura di recente rinnovata nel 1988.







Scarpa mutuò l'uso dei velari inclinati da un'idea di Hoffmann stesso, apparso nella rivista Werkbund del 1930. A questo proposito ho trovato un diagramma molto interessante:



"Diagram extended’field of vision", 1935, Visual Communication, Architecture, Painting, New York, Reinhold publishing corporation, 1967.

















e ancora... "Zeichung den architekturFotoschau in Perspective und Schnitt", 1930. Das Künstlerische Werk 1918-1938, Berlin, Bauhaus Archiv, 1982.









Per Scarpa l'importanza dell'altezza dell'occhio umano fu fondamentale: è una meccanica rigorosa da cui non si sfugge...fu il suo metro di lavoro.

Non ho trovato le meravigliose immagini che Orietta Lanzarini ci ha mostrato durante la conferenza sugli allestimenti, ma il carattere emergente del suo lavoro è la presenza del segno che intercorre tra scultura e pittura che coincide con lo spazio allestito. L'allestimento di Scarpa non fece altro che sottolineare un dialogo tra le opere presenti in una sala, eludendo a volte un percorso cronologico con un effetto continuo di rimando. Il segreto era dato da una lettura in anticipo delle opere.

In una sala vi fu la Mostra intitolata "Tra pittori metafisici dal 1910 al 1920", con Carrà, De Chirico e Morandi.
In uno scorcio di questa sala vi era un "Interno metafisico", una "Piazza d'Italia" di De Chirico e dello stesso "Interno metafisico con officina" di fronte alle quali risideva il "Bevitore" di Arturo Martini.

Nel al Museo Correr, nella Sala Napoleonica, vi fu un allestimento di Scarpa in occasione della Mostra sul Manifesto. Vinse il Premio di miglior manifesto la sorella di Rita Levi Montalcini.
Scarpa ricoprì le quattro colonne trasformandole in veri supporti allestitivi. Vi fu un uso imponente di velari che dinamizzavano l'ambiente.

Nel 1958 per allestire l'opera di Alberto Viani, Scarpa suddivise in scultura e pittura due ambienti all'interno della stessa sala. Un velario trasparente, divenuto tendaggio e al tempo stesso confine semantico, suddivise lo spazio. Da un lato si poteva già percepire quello che stava al di là, fruendo un accenno, una sorta di atmosfera rarefatta.

Paul Klee sul piroscafo "Guerrazzi" davanti alla punta del Cavo (1926)
























































foto interessanti edizioni biennale



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scusatemi ragazzi, c'è ancora tanto da lavorare per questo post!
intanto vi pubblico quanto detto finora.
un saluto a tutti,
giovanna

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